
Sopra: Palazzo Schifanoia
A Ferrara, la mia città, in pieno centro storico, al numero 23 di via Scandiana, sorge Palazzo Schifanoia. Lo fece costruire nel 1385 Alberto V d’Este, e il nome dice già tutto: “schivar la noia”. Non era una sede di governo né una fortezza, ma un luogo pensato per il riposo e lo svago della corte, un rifugio dove staccare dagli affari e dedicarsi a ciò che rende la vita più piacevole.
Qualche decennio più tardi Borso d’Este lo ampliò e fece affrescare il Salone dei Mesi, uno dei cicli pittorici più straordinari del Rinascimento: dodici mesi in cui si intrecciano la vita quotidiana, gli dei dell’Olimpo e le costellazioni dello zodiaco. Ma il luogo a cui sono più affezionato è un altro: il giardino. Seduto a un tavolino del caffè, all’ombra degli alberi secolari e circondato da piante fiorite, ho sempre la stessa sensazione: la mente si calma, e allo stesso tempo si accende la voglia di immaginare e di costruire qualcosa.
Ho scelto questo nome per tre ragioni.
La prima è proprio quella sensazione. Questo blog, per me, è uno spazio di otium nel senso latino del termine: non ozio, ma tempo sottratto agli obblighi e dedicato a ciò che nutre la mente, esattamente come lo era il palazzo per gli Estensi.
La seconda è più personale. Di giorno lavoro come dipendente nel settore IT, tra pipeline di big data e processi aziendali che di creativo hanno ben poco: il mio negotium, per restare in tema. Schifanoia è la mia boccata d’ossigeno: il posto dove la tecnologia torna a essere curiosità, sperimentazione, riflessione e, sì, anche divertimento.
La terza, lo ammetto, è un gioco di parole non proprio brillantissimo: “Schifanoia” finisce proprio con IA. Un’AI di casa, nata per schivare la noia.